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O PARTIGIANO. dei racconti – capitolo 29

Dopo alcuni giorni iniziarono le visite di Stephen S.B., l’aiutante di Koprakov. Questo tedesco doveva essere un medico o un biochimico. Iniziò a praticarmi un’iniezione quotidiana con un liquido trasparente. Passata una settimana di trattamento, un giorno mi svegliai e mi trovai al buio.

Pensai d’essere ancora nella fase notturna, aspettai; il buio però era particolare, più impenetrabile del solito. Passarono circa otto ore, riuscivo ancora a rendermi abbastanza conto della scansione del tempo e rimasi nel buio. Urlai alle guardie che la mia luce era guasta. Nessuno rispose.
Passarono altre 24 ore, ogni volta che sentivo dei passi o dei rumori provenire dal corridoio esterno, urlavo che ero sempre al buio. Nessuno rispondeva; passarono altre ore.
Dopo un tempo ormai indefinibile -Due ore? Venti ore? Giorni?- qualcuno aprì uno sportellino nel soffitto.
Prima di quel momento non mi ero mai accorto che esistesse quel pertugio. Da lì entrò un intenso fascio di luce, scoprii così che non ero cieco -avevo ipotizzato che le iniezioni di Stephan S.B. mi avessero reso tale- e scoprii che, in effetti, l’infinita notte, cui mi ero quasi abituato, mi veniva imposta proprio tramite la non accensione delle due lampadine, miei soli artificiali per i quali provavo ormai grande nostalgia.
Due voci a me note fecero da colonna sonora a quel barlume che veniva ad illuminare la mia cella; infatti nella stanza posta al di sopra del mio soffitto c’erano i due maledetti autori di quella prigionia, resi ancora più odiosi dalla loro ritmica e porca risata.

– Allora, dottore, a che punto siamo con il trattamento?
– Caro Boris, non la ringrazierò mai abbastanza per avermi salvato la vita e soprattutto per avermi permesso di continuare i miei esperimenti. Quando il Terzo Reich era ormai sprofondato e sconfitto, ero caduto in una gravissima depressione, non tanto per la mia personale sorte, quanto per il fatto di dover interrompere le mie ricerche… …eh, ai tempi del campo avevo centinaia di cavie.
-Stephen, ti ho sempre detto che sei un rompipalle logorroico! E ti ho anche detto di non parlare mai dei campi. In più, quando mi aduli e allo stesso tempo ti lamenti perché hai poche cavie o poco materiale, mi fai pentire di non averti lasciato nelle mani del tribunale popolare… Saresti stato buffo appeso a quel cappio ingrassato con i resti delle tue stesse vittime… ah, ah, ah! Basta, ora! Rispondi solo alle mie domande e non aggiungere nulla!
– Va bene, va bene! Ormai il soggetto della 3 è in trattamento da una settimana, con domani o al massimo dopodomani avremo la gioia di osservare i primi veri effetti.
– Bene, molto bene! Ehi, bastardo, ci hai sentiti da laggiù? Ah, ah, ah!
La botola si chiuse e io tornai al buio.
Buio.