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LA PE(N)NA DI SANDRO. parte sesta – capitolo 28

(assolo in prima persona)

Sì, dai, racconto io.

Faceva freddo, uno di quei freddi secchi e pungenti, ma c’era anche un bellissimo sole, l’aria pulitissima. Si vedevano oltre al mare azzurro le montagne friulane. Sembravano dei menhir ancestrali nati dal fondo dell’oceano (qui ci sarà il patito di geologia che dirà: sì, hanno un’origine sedimentaria marina; oppure il fan di Lovecraft che partirà con strani accostamenti).

Abbiamo preso l’autobus, all’inizio era pieno di gente. Quando lo prendo io, l’autobus è sempre pieno di gente. Con la stagione fredda i viaggi su mezzo pubblico sono un po’ meno impegnativi. Almeno si evita il fattore olezzo-sudore-untume umani poco trattati con acqua e sapone. Lasciamo perdere i profumi (non i deodoranti) che tentano di coprire l’in-copribile e creano dei mix acidoaromatici da suicidio collettivo. A volte col caldo preferisco farmi i chilometri a piedi piuttosto che salire su autobus semiscassati e talmente carichi di gente che sulla fiancata potrebbero metterci la pubblicità delle sardine in scatola. Sarebbe una grande trovata pubblicitaria: sardine di nome, stipate di fatto. Ma sto divagando.

Dunque, Monia ed io abbiamo preso l’autobus. Destinazione: Miramare.

Man mano che ci allontanavamo dalla città l’aria si alleggeriva. Le frenate però si facevano sentire di più e bisognava tenersi con più forza.

Eravamo rimasti in piedi per tutto il tragitto. Non amo l’autobus, ma per Monia qualsiasi cosa, anche una campagna di Russia! Non avrei mai perso un’occasione per stare con lei, per vederla oscillare alle fermate, per sperare che capitasse la frenata più improvvisa e più forte, così lei per stare in piedi si sarebbe appoggiata a me. I nostri corpi si sarebbero toccati, ci saremmo toccati, magari lei si sarebbe aggrappata in un abbraccio imprevisto, magari le sarebbe piaciuto, e da imprevisto l’abbraccio sarebbe diventato caldo e voluto. Uno sfiorarsi del volto, un incrociarsi degli occhi, un chiudere le palpebre.

Invece niente. Vabbè!

Siamo arrivati a Miramare, ho fatto qualche figura di merda, come al solito. Anche con le persone al bar. Poi tra freddo, Russia e altri pensieri le ho dato un nuovo racconto da leggere. Banalmente c’erano di mezzo anche i russi. Per dargli un’aria datata ho anche riesumato alcune grafie con K e Y al posto di C e J, per certe parole. Una chicca, ma solo autoreferenziale. Era un racconto che non mi ha mai convinto del tutto, comunque tutto fa brodo. Il mio obiettivo è allungare questa fase, non mollare. Se l’è tenuto, troppo lungo per riuscire a leggerlo al bar, ha detto così. In effetti è lunghetto. Perfetto, questo racconto magari pesa tre volte in termini di tempo rispetto a quelli standard. Abbiamo bevuto una buonissima cioccolata, ma più dolci, buone e fragranti, aromatiche sarebbero state le labbra di Monia.

Monia ha delle labbra stupende, paiono vellutate, morbide, secondo me sanno di cannella e zucchero. Le potrò mai assaggiare?

Mi sa che dovrei dire a Monia delle cose, ma non sui racconti.