STUPIDAGGINI. EPILOGO – capitolo 18

Riuscì a svegliarsi da una sorta di ipnosi data dalla paura, riuscì ad estrarre dal borsello in pelle una specie di pistola di vetro soffiato. L’aveva fatta realizzare lui, dopo alcuni anni di studio per produrne il progetto, da un suo amico maestro vetraio di Murano.

Impugnò l’arma dissolvitrice, la puntò verso l’entità oscura che era già tornata verso il centro del cerchio magico e ora si trovava a meno di mezzo metro da lui.

Il cacciatore disse rapidamente le tre parole che attivavano l’arma.

Ma non accadde nulla, l’ombra era lì, incredibilmente materiale, sembrava quasi che respirasse. Ritentò l’attivazione dell’arma con le tre parole, l’arma funzionava, ma l’essere non veniva dissolto.

Il suo viso era ormai pallido, non sapeva più cosa fare, lui. ateo convinto, iniziò a pregare. Si mise in ginocchio.

La figura nera passò attraverso il computer e il portavivande, ora era proprio di fronte al cacciatore supplicante.

Il fantasma appoggiò una mano sulla testa dell’uomo, come per benedirlo.

E disse:”Nella vita alla fine si trova sempre qualcuno più avanti per conoscenze e abilità! Eppoi, alla tua età, ancora a giocare con certe stupidaggini!”.

A quelle parole l’animo del cacciatore ritrovò un po’ di calma.

Nella sua mente si fece strada una piccola speranza, ne sarebbe uscito vivo!

Per un millesimo di secondo qualche miliardo di neuroni del suo cervello si lasciò trascinare da una idea folle: ha detto “stupidaggini”, è la contessa travestita, mi stanno fregando e prendendo in giro.

Ma poi diede retta ai suoi sensi, che gli dicevano che in piedi davanti a lui c’era un’entità di classe A, la quale, pur apparendo fortemente materializzata, era passata attraverso il computer e il porta vivande senza alcun problema.

L’idea folle si riaffacciò: mi stanno fregando con sofisticati ologrammi.

Ma non era possibile, aveva sentito il peso e il contatto della mano materializzata del fantasma sulla sua testa, mentre gli aveva detto quell’unica frase.

Il cervello del cacciatore era in iperattività, cercava di elaborare al più presto tutte le informazioni contrastanti, cercava una via d’uscita, una intuizione, qualcosa da fare!

I secondi si stavano dilatando in minuti.

L’elettrochimica del cervello del cacciatore aveva dilatato il tempo interiore dell’uomo.

Intanto il fantasma alzò le braccia e dal tavolo della sala cadde un grosso vaso di cristallo. Nel buio e nell’aria immobile si sentì un trambusto, un tonfo. Nessun urlo partì dalla bocca del cacciatore mentre una miriade di frammenti di cristallo lo trafissero, arrivando a migliaia in profondità, fino ad alcuni organi vitali.

In mezzo a tutto il film della sua vita -quello che si sviluppò nella sua mente in pochi decimi di secondo- ci fu anche una brevissimo passaggio, due fotogrammi dedicati alla Panda rossa con portapacchi:”No, avevo promesso a Stefano che gliel’avrei restituita in 48 ore”.

L’indomani mattina, verso le 6 e 30, servitù e conti erano tutti svegli e in trepida attesa davanti alla porta massiccia del salotto infestato.

Dopo aver chiamato ripetutamente e non aver ricevuto alcuna risposta, presero un po’ di coraggio ed entrarono nella stanza.

La scena non era delle migliori e non era neppure ciò che si aspettavano.

Trovarono il cacciatore morto, ancora in ginocchio, tutto sporco di sangue, a chiazze, come se gli fosse esplosa a pochi centimetri una granata antiuomo.

Era davanti alla sua attrezzatura ancora accesa e in mezzo ad un disegno sul pavimento, un disegno mezzo cancellato.

La governante svenne, i conti e il maggiordomo non riuscirono a dire e fare nulla. Solo la contessa ebbe la forza d’animo di avvicinarsi al cadavere. Provò a sentire le pulsazioni sul collo, nulla, proprio morto. Si guardò un po’ attorno, vide verso un angolo della sala una mela mangiata per due terzi, di quelle verdi succose che fanno lo schiocco quando vengono morse.

Toccò il mouse del portatile e sul video apparve un file aperto. C’erano alcune frasi digitate:

CARI AMICI,

A VOLTE CAPITANO COSE INASPETTATE.

NON È FACILE FERMARE UN FANTASMA CHE NON CREDE ALLA MAGIA E AGLI SPETTRI E CHE È ESPERTO DI LOGICA, FILOSOFIA E BAZZICA DI INFORMATICA.

IL VOSTRO AFFEZIONATO BERTRAND RUSSELL.

P.S.: LA MELA ERA MOLTO BUONA, LO SEGNALERÒ ANCHE A NEWTON. TORNERÒ ANCORA IN FERIE DA QUESTE PARTI, IL PANORAMA È SEMPRE SQUISITO.

La Contessa disse “Parbleu!” e pensò “Fanculo!”.

La Panda rossa non era più in cortile, sparita senza alcuna spiegazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...