LA PE(N)NA DI SANDRO. parte terza – capitolo 12

“Dunque, 2 per 4 uguale 8, quindi vorrebbe dire che con otto racconti coprirei circa un mesetto, se ci vedessimo ogni settimana e se ogni volta leggessimo completamente due racconti. Però non vale, perché dovrei valutare il genere, se piace o no cambia la velocità di lettura anche per Monia. Poi non succede quasi mai che ne legga due interamente di volta in volta, più facilmente uno e mezzo. Inoltre la velocità di lettura cambia se lei vi si applica con me presente o in mia assenza…”. Sandro era immerso in pensieri di questo tipo, si trovava a svolgere tre ruoli diversi per mantenere l’attività diventata per lui quella essenziale, vitale, esistenziale: tenere agganciata Monia con questa cosa della lettura dei suoi scritti. Gli pareva ancora un miracolo che la ragazza avesse accettato. L’unica motivazione plausibile era quella che, sotto sotto, anche per lei ci fosse qualcosa oltre all’amicizia. Ma Sandro sapeva che questa era una proiezione-speranza del suo personale stato emotivo: cotto come una pera cotta per Monia.

Torniamo ai tre ruoli dedicati alla prosecuzione di questa cottura sentimentale sandresca.

In primo luogo revisione ed editing dei racconti che aveva prodotto in qualche annetto. Non era mai riuscito a scrivere i romanzi progettati. La sua forma mentis era quella del racconto breve-medio. Nella tradizione italiana -diceva un critico famoso di cui Sandro non si ricordava mai il nome- il racconto breve non aveva mai avuto fortuna. Però a lui, pensandoci bene, qualche autore veniva in mente: Boccaccio, Buzzati. Poi anche stranieri che comunque erano stati letti in Italia da molte generazioni: Borges, Poe, Lovecraft, Asimov, Apollinaire. Andando oltre a queste considerazioni abbastanza autoreferenziali e paranoiche, il fatto era semplice e scontato: aveva quei materiali e chiuso.

In secondo luogo ruolo da contabile, doveva far sì di non rimanere mai senza cartucce in canna -cioè racconti sistemati e stampati- e allo stesso tempo doveva impegnarsi a non consumarne troppo velocemente, altrimenti Monia lo avrebbe congedato nel giro di un trimestre. Ecco perché a far divisioni e moltiplicazioni.

In terzo luogo analista psicoantropologico ed economico per valutare il più scientificamente possibile il ritmo di lettura di Monia, inserendo in un sistema di equazioni di secondo grado variabili eterogenee: a) gusti personali, b) andamento ulteriori impegni, c) stato umorale, d) aspetti tecnici e) coinvolgimento sentimentale f) stato di salute g) varie ed eventuali.

Ad esempio, sotto la voce aspetti tecnici dal lato di Monia, avremmo potuto inserire: tipologia del carattere di stampa, necessità di informazioni lessicali. Invece per quanto riguarda gusti personali avremmo trovato: genere di racconto, elementi stilistici, agganci e risonanze sulla dimensione critica.

Sandro si ritrovava decisamente impegnato, il terzo ruolo risultava quello più difficile. Non conosceva ancora i veri gusti di Monia. E se avesse toppato subito col genere? Monia l’avrebbe mandato a quel paese nel giro di due o tre incontri. O forse no, magari lei cercava proprio qualcuno che le fornisse scrittura da tritacarne, per sezionarla e distruggerla.

L’inquietudine stava riempiendo in quei giorni Sandro. Ma non si sarebbe arreso. Bisognava rischiare, buttare subito esche variegate, studiare i gusti della bestia (sì, non era proprio elegante definire così Monia, ma rendeva l’idea), avere pazienza, correre qualche rischio calcolato.

Per questo aveva utilizzato come prime due “pietanze” due racconti per alcuni aspetti simili, non troppo seriosi, con un piccolo collegamento che magari sarebbe risultato l’esca a cui non potersi sottrarre, anche solo per curiosità. Tutto ciò ritagliando su Monia un vestito da lettrice media, in pratica una figura inesistente. Media solo nella testa di Sandro che si riteneva cretino, ma aveva letto e studiato un po’ più dello standard italico ed era zelante e ligio nei progetti che abbracciava.

In sostanza il peggio possibile: cretino, culturalmente infarinato, ligio e con acritico senso di iniziativa.

Quelli che fanno affondare la nave o perdere le battaglie.

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