STUPIDAGGINI. dei racconti – capitolo 17

Alle 2 e 50 iniziò a dubitare della sincerità dei suoi ospiti, ma sarebbe rimasto lì tutta la notte e non avrebbe smantellato le sue attrezzature fino all’alba.

Una volta, in un caso simile, aveva smantellato tutto e lo spirito –un ectoplasma di classe C- presentatosi molto in ritardo, gli era sfuggito costringendolo a una settimana di appostamenti notturni spossanti, finché lo spirito non si ripresentò pensando che il cacciatore di fantasmi se ne fosse già andato via, solo allora riuscì a bloccarlo e a dissolverlo.

Certo, quella volta non aveva corso alcun pericolo, ma con un’entità di classe A non era il caso di essere imprudenti, visto che spiriti ed entità di quel genere spiccavano per la capacità di interagire con la materia, quindi potenzialmente anche con il suo corpo.

Alle 3 e 15, mentre stava addentando una mela e si era già fatto l’idea che non sarebbe successo nulla, ebbe una strana sensazione, istintiva.

Nella sala non era cambiato nulla, però stava succedendo qualcosa.

Aguzzò la vista e tese al massimo le orecchie, gettò la mela mezza morsicata.

Verificò la collocazione del borsello di cuoio in cui teneva l’arma che gli permetteva di dissolvere spiriti, fantasmi, ectoplasmi e via dicendo.

Nel salotto l’unica luce presente era la scura luminosità dello schermo del PC portatile, su cui permaneva una videata salva schermo integralmente nera.

L’aria si fece umida e immobile.

Sì, innegabilmente stava accadendo qualcosa.

Ed ecco che in un punto distante apparve la classica zona di prematerializzazione, uno spazio in cui sembra che le molecole dell’aria acquistino spessore.

Dopo alcuni minuti, proprio dall’angolo della stanza a nord, sul lato dove lui aveva disegnato il pentacolo, apparve una massa scura, una figura piuttosto imponente.

Non c’era alcun particolare o alcun tratto che fosse distinguibile.

Con movimenti lentissimi il cacciatore impugnò il mouse e vide cosa registravano i suoi strumenti: ultrasuoni ZERO SU ZERO, presenza ectoplasmatica ZERO SU ZERO, interferenze nel campo psicomagnetico ZERO SU ZERO.

Stranissimo, eppure lui vedeva qualcosa, sentiva anche uno strano fruscio.

Ad un tratto la figura si dimezzò in altezza, come se raccogliesse qualcosa da terra, e si sentì un rumore stranissimo, uno specie di schiocco prodotto dalla rottura di qualcosa di solido e spugnoso allo stesso tempo.

La figura nera e massiccia riacquistò la sua altezza originaria, ora si avvicinava sempre più.

La curiosità per l’evento abbandonò l’animo del cacciatore e si fece spazio la paura.

Evidentemente gli apparati tecnologici non servivano a nulla, non riuscivano a percepire quella presenza, figurarsi a interagire con essa o ancor più poterla bloccare.

L’unica speranza per bloccare la cosa e dissolverla, o quantomeno per resisterle, era ormai l’apparato magico alchemico.

Certo, era un apparato validissimo, lui non aveva mai sottovalutato gli aspetti tradizionali legati all’esorcismo e allo spiritismo. Il suo motto era “Anche se non sono ancora riuscito a scoprire perché, funziona e allora io utilizzo!”.

Il cacciatore era come paralizzato, ma questo era un bene. Infatti se la paura l’avesse fatto correre via, sarebbe uscito dal cerchio magico e fra lui e quell’essere ci sarebbe stata solo l’arma nel suo borsello, un’arma potente ma che era efficace al cento per cento solo se spiriti, fantasmi e simili venivano prima immobilizzati con altri strumenti e altre tecniche.

La figura scura, tremendamente materiale per essere uno spirito, avanzava lentamente verso di lui, si trovava ormai a solo un metro dal cerchio magico.

Il cacciatore attendeva, fiducioso della protezione dei suoi apparati di tipo metafisico.

L’entità era ormai ad un passo dalla circonferenza disegnata sul pavimento e, dopo due o tre minuti, la superò di circa 5 centimetri senza che succedesse nulla.

Lui era ormai invaso dal terrore.

Però, ad un tratto, l’entità arretrò.

Un ghigno di soddisfazione riempì il viso del cacciatore, ancora pallido per la paura precedente. Il suo cuore riacquistò un battito più rallentato e regolare.

La grossa figura oscura si recò verso il pentacolo a nord, si inginocchiò, cancellò tranquillamente il pentacolo e con un dito che si vide chiaramente lo ridisegnò un po’ più grande.

Lui intanto andò in un lago di sudori freddi, si sentì mancare, altro che ghigno sul viso.

Il gesso alchemico per quella presenza era ininfluente, così il pentacolo e, a questo punto, quasi con certezza anche la lastra d’argento; nulla potevano i segni del principio e della fine, l’Alfa e l’Omega. Quindi un pensiero gli perforò il cervello come il trapano di un dentista che affonda per errore nella polpa di un molare:”Si tratta dell’inizio della fine, la mia!”.

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