STUPIDAGGINI. dei racconti – capitolo 15

Loro che avevano ospitato diversi premi Nobel italiani e stranieri; che avevano conosciuto Bertrand Russell –filosofo della scienza e abilissimo divulgatore scientifico anglosassone- più volte poco prima che morisse, loro che facevano parte dell’associazione italiana nazionale nata per smascherare maghi, esorcisti, medium e vari ciarlatani, sì quella presieduta da Piero Angela. Proprio a loro era dovuta capitare una cosa del genere.

Una stanza infestata da fantasmi… …roba da romanzo dell’800. Almeno a quel tempo era una cosa più o meno originale dal punto di vista letterario, ora neanche quello.

Però non sapevano più da che parte voltarsi.

Così avevano chiamato lui, conosciuto spiritista ed esorcista operante tra Italia del Nord e Ungheria, soprannominato “il cacciatore”.

La contessa aveva detto:”Almeno è ateo e oltre a pentacoli, formule magiche e ulteriori stupidaggini si porta dietro un computer e altri strumenti scientifici”.

Gli ospiti si congedarono dalla cena verso le 22:30, lui salutò e si ritirò nella stanza infestata. Avrebbe voluto dire alla contessa che certe stupidaggini gli avevano salvato la vita molte volte negli ultimi anni, ma tacque, era un professionista e i conti D***** pagavano bene, tremendamente bene.

Verso le 22:45 il maggiordomo chiuse a chiave la porta massiccia del salottino, con il cacciatore di fantasmi all’interno.

Il maggiordomo gli disse “Buonanotte!” e se ne andò via ridacchiando.

Alle 23:15 tutto taceva nella villa.

Lo avevano informato che le incursioni, nel salotto, rigorosamente sigillato sia nella porta che nelle finestre, si verificavano verso le 2:30, per raggiungere l’acme verso le 3:15.

A quel punto ogni notte al castello non si riusciva più a dormire a causa dei rumori, e nessuno aveva mai avuto il coraggio di entrare di notte nel salotto per vedere cosa o chi producesse quel caos. All’alba di ogni giorno la sala appariva normale, in ordine. Solo alcuni libri, per lo più scientifici, erano collocati in modo diverso nella piccola libreria che arredava un angolo del salottino.

Ben presto però la cosa si sarebbe spiegata e risolta.

Il cacciatore aveva più di due ore per preparare la sua attrezzatura.

Partì seguendo un preciso ordine.

Esaminò attentamente la stanza, memorizzando la posizione dell’arredamento, della porta e delle finestre. Misurò con un lungo metro larghezza e lunghezza della sala, poi passò alle diagonali e trovò così il centro preciso della pianta rettangolare.

Iniziò da lì, piantando un chiodino nel pavimento, vi collegò uno spago con un gessetto all’altro capo, il gessetto era di quelli speciali, che fabbricava lui stesso e che conteneva una buona percentuale di polvere d’argento. Disegnò così un cerchio perfetto del diametro di circa 2 metri. Facendo ben attenzione a non intaccare il perimetro in gesso della circonferenza, disegnò all’esterno a 0 gradi –sul punto Nord- un pentacolo, a Est scrisse la lettera ALFA e a Ovest la lettera OMEGA. A Sud collocò una lastra in argento con sopra scritte alcune frasi dell’antico testamento in una lingua semitica.

L’operazione era da svolgere delicatamente, con precisione e senza fretta, ci mise circa mezzora. Si portò allora al centro dell’intero allestimento, aprì un seggiolino da campeggio, svuotò il portavivande e lo utilizzò come tavolinetto per appoggiarvi il PC portatile. Preparò il collegamento per l’alimentazione con le batterie. Rilesse gli appunti che aveva preparato relativi alla classificazione dello spirito, sempre che si fosse trattato di una presenza del genere. Viste le casistiche, la natura delle incursioni, i tempi di apparizione, il luogo prescelto, arrivò a confermare le previsioni che aveva buttato giù alcuni giorni prima.

Doveva trattarsi di una entità di classe A, quindi ente spritico con identità ben definita, probabilmente del gruppo 1 o 2, con forti possibilità che appartenesse alla variante “alto adriatica”, comune fra Friuli, Austria, Slovenia e Croazia.

Era ormai notte fonda, mancava un quarto alle 2:00.

Bevve un caffè.

Ad un tratto, però, si assopì.

Nel dormiveglia scorse in un mobiletto una vecchia cassetta VHS del film “Ghostbusters”, sorrise, “Che idiozia!” pensò, si rese conto che doveva svegliarsi.

Accese il computer, verificò il funzionamento delle periferiche: una antenna particolare di sua invenzione, un microfono associato ad un programma tarato sugli ultrasuoni, una stampante ad aghi ad alimentazione continua, in verità piuttosto obsoleta, ma lui se ne era affezionato.

Tutto OK, verificò i programmi e svuotò il computer di alcuni file di vecchi casi, piuttosto pesanti, per non trovarsi con carenza di memoria in un frangente come quello.

Il suo orologio da polso lo avvisò con un “bibiit” che erano le 2 e 20.

Mancavano ormai solo dieci minuti, sentì salire la tensione, ma riuscì a mantenere il livello di stress entro limiti positivi. Tutti i suoi strumenti e tutti i suoi sensi erano pronti a percepire qualsiasi piccolo avvenimento nella sala. Si sentiva sicuro, aveva ormai alle spalle anni di esperienza, aveva eseguito ogni operazione con cura. Pensava già di prolungare l’osservazione dell’entità spirituale per raccogliere nuovi dati e nuove informazioni, l’avrebbe dissolta all’ultimo momento.

Alle 2 e 30 si sentiva come un ghepardo in agguato per assalire la preda.

Non per nulla lo chiamavano “il cacciatore”, in centinaia di azioni aveva fallito solo due volte.

E da quei due fallimenti, esaminati scientificamente a vari livelli –tecnico, psicologico, operazionistico, cognitivo, interazionsitico, organizzativo, chimico alchemico e magico- aveva tratto importantissime informazioni per migliorare la sua professionalità.

Passarono alcuni minuti, poi decine di minuti, alle 2 e 45 non era ancora accaduto nulla.

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