CIAO, MI CHIAMO MONIA. parte seconda -capitolo 13

Diario di Monia.

Data ab Urbe condita non calcolata

un mercoledì

Fra gli esami che devo sostenere ce ne sono anche un paio a filosofia. Non ho ancora deciso quali inserire nel piano di studi. Dovrò chiedere qualche consiglio a Carla, la mia amica intellettualoide. Che palle! Se avessi voluto studiare filosofia, mi sarei iscritta a Filosofia.

Un uomo vuole studiare filosofia.
Filosofia è anche una facoltà universitaria.
Un uomo si iscrive all’università per studiare filosofia.

Ma, non funziona mica tanto bene. Suonava meglio col classico Socrate è un uomo…
Sì, decisamente non funziona. Potrebbe anche terminare così:

Un uomo studia filosofia per suo conto e non si iscrive all’università per non perdere tempo.

Poi perché “Un uomo”?

Una donna vuole studiare filosofia.
Filosofia è anche una facoltà universitaria.
Una donna si iscrive all’università per studiare filosofia.

Non funziona molto meglio neppure così.

Potrei prendere una margherita, anzi una gerbera che così è un po’ più lunga e incerta la cosa. Una bella gerbera arancione e iniziare a spogliarla pian piano dei suoi lunghi ed eleganti petali: filosofia sì, filosofia no, filosofia sì, filosofia no… Bel modo per fare decisioni che poi potrebbero influire sul resto della vita. Magari non proprio in modo drastico e radicale, alla fine si può sempre trovare il tempo per cambiare, per fare cose nuove… O sbaglio? Questa cosa forse dipende un po’ da quanti anni hai. Come quando da piccola, ma non da bambina, per tirarti un po’ su, anche se pensi che non vali nulla, che non sai fare niente, ti dici cose come “Alla fine i miei genitori non mi getteranno mai via, avrò sempre un tetto sulla testa e un piatto di minestra”, oppure “Male che vada mi faccio le stagioni da lavapiatti a Lignano”. Chissà Freud come avrebbe chiamato questi meccanismi autoconsolatori. Mi sa che io li chiamerei funzione del “stai raschiando il fondo dell’autostima”.

Ad ogni modo, caro diario, qui il tempo passa e non mi sto divertendo più come una volta a girare fra feste, lezioni, corsi e chiacchiere nei baretti. Invece mi sono imbarcata in un’attività che potrebbe essere utile come palestra di critica letteraria. Oddio, ce ne potevano essere tante altre, i gruppi di lettura ad esempio, collaborare con qualche rivista o giornale locale o universitario, ma mi è piaciuta l’idea di avere un autore (forse meglio dire uno scrivente) esclusivamente sotto le mie grinfie. Difficile che diventi famoso o abbia successo, ma magari, se ci crede e se continua ad allenare la penna e a sgrezzarsi qualcosa potrebbe combinare.

Si chiama Sandro, è piuttosto simpatico, anche permaloso, fondamentalmente un buono. Non ho trovato un’autrice (o meglio una scrivente), le ragazze sono più restie, magari tengono questa attività più segreta, la considerano più intima. Oppure, non saprei. Ti confido che Sandro mi fa divertire, sono abbastanza spietata con i suoi scritti, sempre sincera, sia in negativo che in positivo, poi sono libera di esprimere i miei giudizi, insomma è più un conoscente che un amico, lui accetta le mie critiche. A volte diventa tutto rosso, ma le accetta. Devo dire anche che le segue ed è disponibile a cambiare alcune cose nei suoi racconti. Dubito però che possa riuscire a scrivere un romanzo. Forse più qualche racconto medio-breve. Una volte le chiamavano novelle, hai presente come il Verga. Comunque io lo incoraggio (Forse faccio male?). Non mi sembra un tipo che si illuda facilmente. Insomma, lui scrive forse solo per se stesso, perché non può farne a meno. Oppure perché si diverte e se la ride da solo. Una specie di onanismo comico-mentale.

Ma torniamo alle cose serie: caro diario, questa scocciatura degli esami di filosofia mi sta un po’ stressando. Dai titoli poi non ci capisco nulla, mi mancano i fondamentali. Sarebbe come mandare un boscaiolo di Paluzza a scegliere un rossetto per la sua morosa: panico e mancanza di categorie (era Kant quello delle categorie, vero?) per classificare e scegliere. “Cicci, mi fai una cortesia, passi da Vanda e mi prendi un rossetto rosso”. E lui in braghe di tela davanti a 50 sfumature di rosso declinate in 6 toni diversi. TA-DAH!

Adesso ti lascio che ho un nuovo racconto da triturare ed eventualmente far riciclare a Sandro… “Idiozie”, no, “Stupidaggini”, si intitola così. Speriamo bene, con “Pittore” mi sono abbastanza divertita: finale prevedibile, produttività delirante originale, alcune immagini legate al paesaggio friulano semplici ma coinvolgenti, due passaggi semicomici. Voto finale: sono contraria all’uso delle valutazioni numeriche, in decimi o altra scala!

P.S.: in fin dei conti anch’io ti scrivo solo per me stessa, caro diario.

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