LA PE(N)NA DI SANDRO. parte quarta – capitolo 16

Monia era nel terrazzino dell’appartamento. Era un terrazzino interno, su tre lati c’erano le pareti della palazzina, color grigio cemento, con le finestre dei vari locali dei diversi piani. Un solo lato dava verso un cortile a livello del terreno, ghiaia e qualche chiazza verde. Si trattava di un posto quasi sempre in ombra, comunque tra primavera e autunno poteva ancora andar bene per asciugare i panni. La ragazza stava strizzando della biancheria per poi appenderla con le mollette ad uno stendibiancheria piuttosto barcollante. Sandro era lì con lei, seduto su un piccolo sgabello. La guardava.

Quando Monia si sporgeva verso il lato estremo dello stendino, i suoi capezzoli premevano sul vestito e i fianchi mettevano in tensione il tessuto. Sandro stava impazzendo, lei invece appendendo con naturalezza anche reggiseni e mutandine, gli parlava dei suoi racconti.

Del resto si vedevano per quello.

– Ti vedo distratto. Ehi Sandro, hai sentito cosa ti ho detto?

– Eh? Sì, sì certo… l’idea del pittore non ti è piaciuta, meglio uno scrittore.

Sandro stava immaginando quella biancheria indossata da Monia, o meglio il momento in cui Monia se l’era tolta.

– Ma allora sei tordo! Ti avevo già detto a suo tempo e adesso te l’ho ripetuto: penso esattamente il contrario. Mentre il tono diventava leggermente alterato mostrava il viso un po’ più colorito e gli occhi con le pupille impercettibilmente dilatate.

– Scusami, scusami tanto.

– Sai che oggi sei strano, cosa c’è.

– No, è che…

avrebbe voluto dirle che era bellissima, che era stupenda, che era incredibile, che l’avrebbe voluta baciare, sniffare, leccare, annusare, assaggiare, stringere, accarezzare, ristringere, rileccare, ribaciare, mangiare, anche dipingerla tutta di rosso e poi di giallo

…è che avevi un’ape sul vestito e stavo attento che non ti pungesse, ma ora è volata via per fortuna.

– Grazie, ti preoccupavi per me. Ma io non sono allergica alla puntura delle api, stai tranquillo, anche se mi avesse punta non sarebbe accaduto niente di grave. Adesso ho finito di stendere, andiamo dentro a leggere.

– Peccato!

– Cosa?

– Sì, dicevo… peccato, no, cioè, evviva! Sì era ora, finalmente hai finito, andiamo a leggere il giornale.

– Ma che giornale, a leggere i tuoi racconti, che buffo che sei a volte.

– Ok, andiamo. Sandro era riuscito a recuperare un po’ di autocontrollo e cercò di far vedere che era interessato alla lettura e al giudizio di Monia, oltre al fatto che lei avesse mantenuto il segreto.

– Non avrai mica detto a qualcuno dei racconti?

– Ma no, perché?

– Perché l’altro giorno Anna mi stava prendendo in giro e faceva come delle allusioni a letture di racconti insieme.

– Ma sì, perché a Lettere stanno organizzando un gruppo di lettura -viene fuori anche un pessimo gioco di parole-, forse si riferiva a quello.

– Sarà così, comunque mi raccomando. Soprattutto con Gianluca e Adalberto, che mi prenderebbero per i fondelli vita natural durante.

– Chissà, un giorno…

– Come un giorno, non devi parlarne mai, è un segreto da portare nella tomba! Nella tomba!

– Ma dai, stai tranquillo. Ho promesso. Tanto poi, se torno come fantasma lo posso rivelare. Del resto anche tu, sotto sotto, credi a queste stupidaggini, non avevi anche scritto quel racconto. Ma l’avevi buttato via poi?

Sandro non disse nulla, entrò in cucina, aprì la borsa e tirò fuori un plico un po’ sgualcito gettandolo poi sul tavolino.

– Eccolo, se vuoi rileggerlo. Non ti era piaciuto, gli avevo cambiato il titolo proprio perché alla fine avevi chiuso dicendo che ti sembravano solo stupidaggini.

Monia si sedette, prese il plico e iniziò a sfogliarlo..

– Dunque, dove ero arrivata? Ah, sì! Il borsello di cuoio in cui teneva l’arma… …qui mi ero fermata e riconfermo che mi sembra una cazzata, quando l’ho iniziato a leggere dopo un po’ mi rimbombava in testa la sigla dei ghostbusters.

Ricominciò la lettura del racconto che a causa sua aveva visto modificato il titolo.

La luce dalla finestra cadeva sulla leggera scollatura, dando un tono ambrato alla pelle della ragazza. Sandro stava di nuovo male, avrebbe voluto guaire e ululare contemporaneamente, ma la cosa sarebbe stata un po’ troppo cinematografica.

Intanto fuori si faceva pian piano sera.

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