PITTORE. epilogo – capitolo 11

Fece trepidante un’oretta di attesa in anticamera, finalmente dopo un vecchietto tossicchiante e una cinquantenne supercicciona, toccò a lui!

Stefano entrò trionfante nello studio della dottoressa, la quale si accorse subito della sua magrezza e dell’opacità dell’occhio sinistro.

Lupone salutò, si sedette, appoggiò il gomito sinistro sulla scrivania e con fare teatrale tolse il guanto dalla mano e disse in preda ad un’euforia che lo faceva vibrare tutto “Allora, che ne dice? Mai visto niente di simile, eh? E non mi fa nulla!”.

La dottoressa, visibilmente preoccupata e a disagio, disse:”Signor Lupone, io non vedo nulla di strano nella sua mano, se non che è magrissima e trascurata, con lunghe unghie sporche.”

“Ma come? Non starà mica scherzando! Guardi che ha fra le mani l’occasione della sua vita. È una malattia rarissima Una malattia che ha a che fare con l’arte! Non vede il colore della mano! Viola scurissimo, eppure non mi fa male, né mi brucia, né mi prude!”

“Signor Lupone, io non vedo nessun colore strano, vedo invece che lei è fuori di sé e forse è anche in preda ad un delirio e ad allucinazioni visive! Ha assunto qualcosa?”.

“Non può dirmi questo! Si sta sbagliando, dottoressa, sarei pazzo se il quadro vorticasse ciclicamente e i colori si scambiassero senza l’intervento di nessuno! Sarei pazzo se dicessi che il Quadro è vivo! Ma io non dico questo, ho scoperto la causa, è colpa dei pensatori aerofagi che ho dipinto a 25 anni e che sono scappati da tutti gli altri quadri e disegni. Sono andati tutti nel Quadro e lì si sono distribuiti in modo perfetto sulla superficie, tutti ad una distanza l’uno dall’altro di 2,5 mm, tranne che al centro. Lì sono molti di più, ed è per questo che il centro del Quadro pulsa ed emana calore. E hanno iniziato ad inspirare e inghiottire aria tutti nello stesso senso, è per questo che nel quadro i colori cambiano di posto, ma non le immagini disegnate, non le figure, non le linee. E studiando questo fenomeno per più di un mese, come un monaco di clausura, mi sono contagiato con i pensatori aerofagi anch’io.”.

Lupone smise di parlare e si spogliò velocemente, senza che la dottoressa potesse far nulla.

“Guardi l’avambraccio verde, e anche il piede sinistro! E non nota che su tutto il fianco sinistro si è formata una sottile linea verde sfumata ai bordi?”.

La dottoressa fece buon viso a cattivo gioco, e disse “Adesso che mi fa notare vedo in effetti qualcosa.”. Vedeva le condizioni fisiche miserande dell’uomo, magrissimo e piagato in vari punti.

“Ah ecco! Adesso iniziamo a ragionare!” esultò Lupone.

“Signor Lupone, la sua malattia è grave, non posso certo curarla qui nel mio studio. Servono specialisti ed esami.”.

“Ha ragione, ha ragione… …specialisti ed esami, e anche filosofi che si occupano di estetica, e sociologi dell’arte, e artisti.”.

“Quindi devo chiamare qualcuno che la porti immediatamente in ospedale, se lei acconsente.”.

“Sì, sì. Lo sapevo che lei è in gamba!”.

La dottoressa telefonò, vennero con un’autoambulanza diversi infermieri e i volontari della Croce Rossa. Lupone, già rivestitosi, salì contento sul mezzo che a sirene spiegate lo portò all’Ospedale Civile. Dapprima lo ricoverarono in medicina generale per la situazione fisica complessiva. Poi, una volta rimessosi, lo spostarono in un reparto particolare: Servizio Psichiatrico Ospedaliero per la Diagnosi e la Cura.

Lupone, appena la porta blindata si richiuse alle sue spalle capì tutto e iniziò a urlare “Non sono matto! Non sono matto! Non sono matto!”, ma questa volta non era gioioso e spensierato, era disperato. Lo trattenevano in due. Iniziò una terapia in regime di Trattamento Sanitario Obbligatorio.

“Non capite nulla! È colpa dei pensatori aerofagi! I colori! I colori! Il Quadro non è vivo, è colpa loro!”. Tutti ridevano a sentire nominare i “pensatori aerofagi”, qualcuno degli altri ricoverati lo salutava con qualche pernacchia, altri dicevano “o pensi o scoreggi, non puoi fare le due cose insieme”.

“Guardate la mia mano, il mio corpo, i colori! Bastardi, mentite, è un complotto! Non sono pazzo!”.

“È tutto un complotto!”

Un altro paziente lo guardò fisso e gli disse:”Ancora con ‘sta storia dei complotti, e basta! Sempre la stessa cosa, dite sempre la stessa cosa… e volete fregarmi con la complicità di tutti, infermieri, dottori, poliziotti, parenti, giornalisti. Io sono vittima del vero complotto! Il mio è il vero complotto! Non il tuo! Anche tu fai parte del vero complotto!”. Iniziò a stringere con forza il collo di Lupone. Ma non lo uccise. Lo fermarono prima.

Fu comunque la fine di un uomo malato e l’inizio dell’epopea delle opere di un grande artista.

Infatti i galleristi di Lupone facevano affari d’oro. Tutti i suoi quadri in giro per il mondo,da New York a Parigi, da Mosca a Roma a Londra avevano iniziato a presentare delle caratteristiche strane e originali.

I colori sulle tele migravano senza modificare linee, soggetti, figure. Uno dei galleristi provò a proiettare un fascio di luce raso tela, ma spense subito e mantenne massimo riserbo su quello che aveva visto.

Da bravo veneziano pensò “Schei xe schei!”.

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