LA PE(N)NA DI SANDRO. parte seconda – capitolo 7

Mentre Monia leggeva le cartelle stampate, le era venuta in mente l’ultima pagina del suo diario, chissà perché? Sandro, intanto, le guardava il viso. A lui piaceva tantissimo vedere le espressioni della ragazza intenta nella lettura. In quei momenti cercava di farsi piccolo piccolo, così da scomparire quasi e da mimetizzarsi nell’arredamento. Voleva che Monia si perdesse nella lettura e si dimenticasse della sua presenza. Lui amava la piccola ruga di espressione che le si formava a volte sulla fronte, impazziva quando lei si sistemava i capelli attorno all’orecchio destro.

Quel pomeriggio, però, Sandro era talmente preso dall’osservare le espressioni e il viso di Monia che non si accorse di essersi praticamente disteso sul tavolo e di avere il suo naso a trenta centimetri da quello della ragazza. Lei smise improvvisamente di leggere…

– Beh, che fai? Stretching sul mio tavolo? Oppure devi stare così perché ti fanno male le emorroidi? La ragazza rise al suo stesso commento.

– No, no! – rispose paonazzo Sandro – Volevo leggere con te, volevo vedere dove fossi arrivata.

– Adesso basta però, sono stufa di leggere, anche se in effetti mi hai incuriosita. Però sono più curiosa rispetto ad un’altra cosa.

– Cioè?

– Perché in certi posti dove andate voi tre del gruppetto strambo vi salutano chiamandovi “Germania”?

– Uffa! Ancora! Poi non siamo un gruppetto strambo.

-Beh, io non lo so. Ma se non vuoi dirmelo, amen.

– Quello che tu chiami “gruppetto strambo” è formato dai miei più cari amici e me, ed è “a volte” -Sandro fece le virgolette con le dita- considerato strano solo perché non fumiamo e non ci diamo all’alcool durante certe feste.

– Sempre prolisso, intanto non hai risposto alla domanda, perché “Germania”?

– Si tratta di una cosa inventata da un barista. Quando andavamo ogni giorno più volte al baretto di Via Lazzaretto Vecchio, anche se era nella zona dell’università vecchia e noi siamo su, un tipo ha iniziato a sintetizzare la nostra ordinazione dicendo “Germania”.

– Continui a non rispondere, ci giri attorno come un gatto al topolino ancora vivo.

– E tu usi metafore da quattro soldi, gna gna gna!

Le guance di Monia arrossirono un pochino, un velo di imbarazzo o di reazione all’offesa la resero ancora più attraente. Sandro lo notò, poi si rese conto che il “gna gna gna!” sembrava da bambino da asilo.

– Bon dai, scusa!

– Niente, ma adesso mi dici perché?

– Gianluca beve sembre un gingerino, Adalberto è forse l’unico che tiene in piedi il mercato della spuma siciliana da Trieste a Salonicco e io…

– E tu bevi chinotto!

Sandro a quel punto prese il portatile e fece vedere a Monia una foto di tre bicchieri uguali ma riempiti nell’ordine di chinotto, gingerino e spuma siciliana doc: una serie di bellissimi nero-rosso-giallo.

E chiosò: – Ecco perché quel tipo ad un certo punto, quando ci vedeva entrare nel locale, iniziò a dire al barista di preparare un “Germania”, che non è un nuovo cocktail. Poi iniziarono tutti a salutarci dicendo “Ciao Germania!” quando eravamo insieme..

Monia sorrise, era soddisfatta. Accarezzò la guancia di Sandro e la cosa produsse in lui lo stesso effetto dell’aumento di fiamma sotto ad una pentola a pressione già da 20 minuti sul fuoco. Poi la ragazza disse:

– Ok, per oggi basta, sono stanca e domani devo alzarmi presto.

Nella testa di Sandro rimbombarono le parole: OK OGGI BASTA – OK OGGI BASTA – OK OGGI BASTA. Come “Ok, per oggi basta”? Mi hai disintegrato con una carezza e dici “Ok, per oggi basta”. Voleva protestare, voleva dire qualcosa di più, voleva baciarla.

Il ragazzo disse invece:

– Va bene, come vuoi, non è che vorresti finire quello che stavi leggendo.

– No, sono stanca, fra poco ceno e vado a letto, ti saluto. Forse dopo qualche oretta di riposo finisco di leggere. Ciao ciao.

OK OGGI BASTA CIAO CIAO: parole banali, ma per Sandro erano come badilate di sale su una schiena da flagellante di fine millennio già in là col lavoro di fustigazione.

Lei accompagnò alla porta il suo amico, un po’ stordito.

Ciao ciao.

Verso le ore 23, 37 primi e 27 secondi Monia, a letto, accese la luce del comò, prese la risma e continuò a leggere. Cos’era? Ah sì, il pittore che per fortuna non era uno scrittore.

Sandro nel suo appartamento frullava sul letto avvolgendosi attorno al piumino, non riusciva a dormire.

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