CIAO, MI CHIAMO MONIA. parte prima -capitolo 4

Diario di Monia.

Data astrale sconosciuta

un venerdì

Così mi capita ancora di avere tanti ragazzi che mi ronzano attorno, a volte scocciano, a volte sono simpatici, ti fanno sentire un po’ meno sola per qualche minuto o qualche ora di chiacchiere. Spesso fanno i cretini. In compenso la cosa ti allontana le ragazze ed è più difficile fare amicizia, senza togliere che ti devi barcamenare fra il mare magnum delle oche giulive e delle intellettuali impegnate, sapendo che ogni categoria non vuol dir niente e sono solo tuoi pregiudizi. Ma per smontarli ci vorrebbe tempo. E loro non te lo danno.

Non che io sia bella, ma bellina. Forse una bellezza particolare. Non lo so. Tutti pensano che essere belle (o carine) sia un vantaggio, sia una fortuna… Come se fossimo esseri che vivono solo a livello epidermico, verso l’esterno. E i rompiballe o quelli per i quali diventi un’ossessione?

Essere piacenti a volte aiuta, in certi casi anche molto… non solo per quelle che usano il corpo per fare carriera (ce ne sono più di quel che pensi, anche quelli? Boh, qui apriamo una voragine). Fanno bene? Fanno male? Non lo so, ad un certo punto sono fatti loro. Ma dietro al bel sorriso, dietro ai begli occhi, cosa sanno gli altri?

Si soffre tanto, si riflette, si cercano sprazzi di gioia o solo di serenità per spezzare l’angoscia che fluisce, per spaccare il senso di inutilità, per fare breccia nell’involucro che ci isola dal mondo. Presentarsi, dirsi le prime parole è solo un tentativo di spezzare l’impermeabilità della solitudine che vive e alberga in noi, nella nostra mente, nel nostro spirito, nella nostra coscienza, nella nostra anima, indifferente, come uno preferisce. Poi come ci si presenta, io mi presento sempre in modo banale:”Ciao, sono Monia” o “Ciao, mi chiamo Monia”.

Sarebbe meglio sempre la seconda versione, “mi chiamo Monia”, perché dire “sono Monia” non ha alcun senso, io sono molto di più. Anche perché quel nome mica l’ho scelto io, te lo appiccicano mamma e papà. Io sono molto di più. Sono la mia storia, le mie emozioni, i miei dolori e le mie gioie sia fisici che psicologici. Come fai a sintetizzare tutto in un grumo di lettere, anzi di suoni. Quindi “Ciao, mi chiamo Monia” va bene, se poi hai tempo per capire chi sono, magari si riesce anche ad andare oltre l’essersi incontrati una volta davanti ad un caffè o l’essere “semplici conoscenti”. Ma devi darmi tempo che è poi la cosa più preziosa che abbiamo.

Chissà, poi si potrebbe arrivare anche al punto che potrei dire a qualcuno che ti scrivo. Per ora ciao, vai a nanna Diario di Monia.

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