LA PE(N)NA DI SANDRO. parte prima – capitolo 2

Sandro tirò fuori il suo portatile, lo accese e fece per passarlo all’amica.

Monia con una smorfia – Ma lo sai che non mi piace leggere sul monitor!

– Sì lo so! Infatti ho iniziato a stampare da quando mi hai detto di sì.

– Mi sto sempre più pentendo di averti dato corda, ma alla fine…

– Alla fine mi vuoi un po’ di bene e hai accettato.

Sandro fece sporgere le sue labbra carnose e le schiuse leggermente come per dare il bacio più bello e intenso della sua vita, socchiuse anche gli occhi. Monia gli piazzò sulle labbra carnose e morbide, rese più interessanti da una barbetta di qualche giorno, la suola della sua ciabatta destra, piuttosto consumata e sporca di polvere domestica (e forse anche di qualche uscita in strada per buttare l’immondizia). Sandro si pulì la bocca col dorso della mano destra, sputacchiò qualche pelucco mentre Monia se la rideva. Monia era una bella ragazza, partecipava ogni tanto anche agli strip-poker a cui capitava a volte di giocare nelle serate di bagordi fra studenti universitari e perdigiorno fuori corso. Per Sandro lei era bellissima, lui si incantava sempre e per questo durante le partite, se c’era anche lei, Sandro era quello che rimaneva per primo in mutande.

Non era né troppo magra né troppo grassa, tonica ma non muscolosa, la pelle liscia, leggermente ambrata, la schiena flessuosa, le spalle ben fatte, i seni generosi ma non volgari, le gambe lunghe, forti e dolci allo stesso tempo, un sedere da capogiro e un collo da farti girare la testa come nell’”Esorcista”, i capelli voluminosi, mossi, morbidi e allo stesso tempo forti e grossi, il viso dolce, il sorriso sensuale e gioioso, le orecchie piccole e belle, gli occhi immensi e magici, il naso proporzionato e pepatino. Monia era spiritosa, intelligente, colta.

E Sandro ne era innamorato, forse. Ad ogni modo non sapeva neanche lui come fosse riuscito, una sera al jazz-bar, in mezzo a bicchieri sbattuti e note a mille, a chiedere a Monia di condividere il suo segreto più intimo: la scrittura di racconti. Se l’avessero saputo gli amici e i compagni di corso l’avrebbero preso per il culo per n volte, con n tendente all’infinito.

Ma la cosa più sorprendente fu che la ragazza accettò. Quando accadde ciò Sandro ebbe un brivido freddo lungo la spina dorsale che si diffuse oltre il coccige (un suo amico iscritto a medicina avrebbe probabilmente chiosato “per arrivare a scuotere la base delle sue gonadi”). Il “sì” di Monia fu ancor più sorprendente perché Sandro aveva posto una condizione: – accetti di leggerli, ma non ne dirai nulla mai e poi mai a nessuno!

Insomma… O Monia era una masochista perversa ad un livello di sublimazione platonica assoluta, o Sandro le piaceva un po’, o aveva altri scopi e traeva utilità dalla cosa. Che avesse, lei, coltivato in segreto l’aspirazione di diventare un critico letterario un giorno? Magari leggere i racconti di Sandro le avrebbe permesso di affinare il suo gusto per riconoscere le badilate di cagate che scrivono gli pseudoautori scriventi (Sandro a volte definiva se stesso così). O le tonnellate di luoghicomunaggini di moda.

Del resto solo un’inconsapevole critica avrebbe potuto coniare quel termine, “luoghicomunaggini”. Monia l’aveva usato un giorno per rassicurare Sandro che no, quel racconto non era poi così zeppo di luoghi comuni, non era un ricettacolo di… di… non era insomma una “luoghicomunaggine”. Del resto non risparmiava il povero Sandro con secche stroncature condite da fantozziani quanto analitici criteri estetici: -stavolta “è una cagata pazzesca”.

Ecco perché quel pomeriggio in cui Sandro assaggiò la suola della ciabatta di Monia, si trovavano attorno ad un tavolo, in una piuttosto squallida cucina da appartamento per universitari di Trieste e il ragazzo spostava il portatile per passare all’amica (per lui più che amica) un plichetto di fogli A4 arzigogolati da linee di stampa.

Il titolo del primo racconto di quell’appuntamento era “PITTORE”. Forse sarebbe stato anche l’ultimo di quella serata, non sempre Monia leggeva i racconti subito, in presenza di Sandro. Anzi, al novantanove per cento li iniziava a leggere in sua presenza, poi continuava in solitudine e non sapevi mai quando avrebbe terminato.

– Beh… almeno non sei partito con uno “SCRITTORE”, la solita storia di un racconto scritto con un protagonista scrittore, ormai viene fuori o solo una fregnaccia o una tiepida minestra riscaldata ripetutamente, se non succede così è la volta che scrivi una grande cosa.

Monia, alla fine di queste parole, sorrise.

Monia era ormai l’amica di pseudo pen-n-a di Sandro: un po’ penna, un po’ pena. Non che si scrivessero lettere, ma la scrittura di Sandro era diventata il tramite per incontrarsi da soli e per il ragazzo ciò era una gioia ma anche una sofferenza. Per Monia non si sapeva con certezza, forse neanche lei lo sapeva, ma quest’ultima ipotesi pareva molto strana.

Lei prese i fogli e iniziò a leggere.

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